Dicevo un attimo fa in una risposta a Sandoz che riemergo, ma da cosa? Intanto negli ultimi giorni mi sono occupata di rivedere un libro bellissimo, Orlanda, di Jacqueline Harpmann. Tradotto splendidamente da Chiara Manfrinato, mi ha dilettato in questi giorni un po' bui (finanziariamente parlando).
Direte voi: cosa c'entra la Harpmann in un forum dedicato ad Amélie Nothomb?
Intanto, è belga pure lei. Questo non basterebbe. Non mi metterei a parlare di Simenon, che pure è belga. E che pure mi piace. Ma la Harpmann à fra le autrici preferite di Amélie, anzi è lei che me l'ha fatta conoscere, e quando le ho detto che avevo acquistato Orlanda è stata molto felice.
A dirla tutta, pensavo di fare una fascetta con una frase di Amélie Nothomb sulla Harpmann, ma mi sembra volgare come cosa, lei è davvero brava e merita di affermarsi senza sotterfugi. Vi metto il brano che ho scelto per il retro di copertina:
"Come sopportare di nuovo il ritegno, la buona
volontà maldestra della realtà, io sono allegra e tu cupo, ti porgo l’ambrosia
ma tu volevi la zuppa, Mi offrite della
brodaglia, mentre io speravo nel vin santo, dico va bene perché so che
volevi farmi contenta, zoppichiamo d’errore in errore, scusami, credevo che, ma
no tesoro, è perfetto, e quando dura una vita intera senza andare in frantumi
la chiamiamo felicità, poveri umani che siamo, condannati a non poter mai
leggere nell’animo altrui, al massimo riusciamo a decifrare sorrisi incerti,
spiando sguardi sul punto di sottrarsi, avidi di esaudire, abili nel
dissimulare la delusione, ingiusti, infermi, offensivi, amanti."
Be', a me fa impazzire. Che ne dite?
d.